Oh why don’t quiet down?

Correre e desiderare. Poi fermarsi, di colpo, per un tempo che non sai e che non vuoi. Immobile e frenetica, sapendo cosa cercare e dibattendoti in quel che non trovi, ma c’è ed è prezioso. Chiedendo senza chiedere, di continuo. Mai paga, mai certa, mai soddisfatta. E la voglia di libertà, tutta, quella che da sola non puoi conquistare.

Maybe I want peace and honesty

Mi piacciono le persone che alzano la testa.

paolacars:

Sciopero della fame e della sete, le prime 24 ore. 
Mi sento un po’ debole, ma sto bene. Oggi al telefono ho sentito qualche collega. Nessun altro. Al giornale lo sanno tutti e la direzione tace. Bene.
Spero che la mia protesta rappresenti la battaglia d’inizio di una guerra, la guerra dei precari che non accettano più di essere trattati da reietti.
Non so se riuscirò a far sentire la mia voce. Ci provo. 

(Rebloggato da paolacars)

(Mettiamola così)

solo per confessare che perdere un treno
non sarà mai come salire
su un treno che va a perdersi.
(op.cit.)

(anche se non è così)


La canzone non ce l’ho, sono troppe. Questa però è stata una delle prime.

Due parole, (in) correggibili

Due parole. Giusto per uscire da un casino e infilarsi in un altro. Due parole, tipo “Ti amo”, dette controvoglia alla persona sbagliata o alla persona giusta che in quel momento non ne ha voglia. Due parole che possono pesare come due macigni rotti, di cui ci si dimentica l’inevitabilità dei conseguenti sassolini. Due parole, le giuste due. Quelle che chiudono un discorso che non avrebbe meritato di essere stato aperto. Due parole per prendere le distanze dalle circostanze. Due parole per uscire da un tamponamento a catena, appiedato, e guarda un po’, solo sulle tue gambe. Il problema è che quelle due parole non escono mai al momento giusto. Ti tempestano i rimorsi e i rimpianti perché non sono state tempestive. Si ricomincia, signori, con poca sintesi e molta enfasi quando le due parole si moltiplicano. A questo punto, giustappunto, è meglio andare a capo. A capo di una situazione imbizzarrita ma non imbrigliabile. A capo e sul dorso di una vita che si rivela un cavallo di razza tanto più è incrociata. Un cavallo a un crocevia. Questa è la soluzione. Un cavallo piazzato, improvvisamente spiazzato da tutte quelle croci che se ne vanno via. Due parole: “Vado via”. Mi correggo: “Forse torno”.


Andrea G. Pinketts - Nonostante Clizia

Pensando a una ninnananna vecchia di due anni.